Condannato a trent’anni

pubblicato dal Corriere Adriatico, giovedì 23 aprile

Ghisco deve pagare ancheuna provvisionale di 100milaeuro e scontare la penain un carcere del suo paese. Il moldavo che uccise Antonio Capponi sconterà la pena nel suo Paese.

URBINO – Il massimo della pena, riconosciute le aggravanti di crudeltà e premeditazione, è la sentenza per l’omicidio di Antonio Capponi, 58 anni, proprietario di un’autosalone ucciso in Urbino a metà novembre 2008, che condanna il 25enne Serghei Ghisco, moldavo residente da anni in città con la famiglia, a 30 anni di reclusione, da scontarsi in carcere nel suo paese d’origine. La decisione in seduta monocratica è stata presa ieri dal Giudice dell’Udienza Preliminare di Urbino, Camillo Romandini, che ha accolto le istanze avanzate in aula nel breve dibattito di martedì dal Pubblico Ministero, Simonetta Cattani, alla presenza della parti: moglie e figlie della vittima, costituitesi parte civile, e il giovane accusato, che ha evitato l’ergastolo, grazie al giudizio con rito abbreviato.
A Ghisco, oltre ad esser state riconosciute le aggravanti contestate facenti leva su moventi e dinamica del gesto, è stata comminata la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La famiglia Capponi aveva avanzato domanda per un risarcimento danni, calcolato in circa 1 milione e 800mila euro. Il giudice ha ritenuto al momento di condannare l’imputato al pagamento di una provvisionale di 100mila euro, riservando a separata sede la definizione dell’entità del danno. Restano a carico di Ghisco le spese processuali. È poco probabile che queste cifre siano comunque nella disponibilità economica del condannato.
“Ma è certo – conclude l’avvocato Ambrosini che tutela la famiglia Capponi – che mai potrà essere risarcito il danno affettivo e psicologico di una tragedia che per queste donne si è consumata macchiando di rosso tanto la loro abitazione quanto le loro esistenze, irrimediabilmente. È un delitto molto grave, una vicenda che tocca al cuore l’intera comunità urbinate e che dovrebbe toccare anche chi quel delitto ha compiuto, fino a poco prima trattato come un figlio”.
Ghisco è stato dipendente di Capponi fino al maggio 2008. Poi la sera del 12 novembre, stando alle ricostruzioni dei fatti accertate dal verdetto, lo aspetta sotto casa, lo colpisce ripetutamente con un bastone e infine, con un gancio, lo carica nel portabagagli della Renault Scenic di proprietà della vittima, trasportandone il corpo lontano al parcheggio della Piantata. Dall’autopsia sarebbe emerso che non fu il “trauma cranico encefalico da corpo contundente”, bensì l’asfissia dei 40 minuti di trasbordo, la causa del decesso.


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